sabato 2 aprile 2016

La meravigliosa Camera degli Sposi di Andrea Mantegna a Mantova

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All'interno del Castello di San Giorgio, il bastione fortificato dello splendido Palazzo Ducale di Mantova, si trova il gioiello più prezioso dell’antica residenza dei Gonzaga: la Camera degli Sposi, interamente affrescata da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. Entrare in questa stanza vi darà l’impressione di trovarvi all’interno di uno scrigno con al centro del soffitto un’apertura verso un meraviglioso cielo blu popolato da puttini grassottelli e festosi (l’apertura è ovviamente finta, si tratta di un oculo prospettico, un capolavoro nel capolavoro). 



Oltre alla meravigliosa volta del soffitto, si possono ammirare altre due pareti affrescate. Una con un ritratto di famiglia che raffigura il marchese seduto in trono (con abiti da notte) circondato da familiari e membri della sua corte. 


L’altra parete è composta invece da tre scene: l’elezione a cardinale di Francesco, secondogenito del marchese con sullo sfondo Roma, mai visitata dal Mantegna ma immaginata sulla base di ciò che gli era stato raccontato. Una con gli angioletti che sorreggono una targa e infine una scena di caccia con sullo sfondo un bellissimo paesaggio riconducibile probabilmente ad Orvieto. 

 In questi affreschi tanti sono i particolari che hanno catturato la nostra attenzione:
  • inevitabilmente il soffitto: una delle opere più celebri e innovative del Mantegna. Dalla balaustra si affacciano svariati personaggi: una nobildonna con la sua serva di colore, putti alati e perfino un pavone. C’è anche un grosso vaso posto in bilico sul parapetto, l’impressione è che possa cadere da un momento all’altro. Tutti guardano con curiosità verso il basso, come se si divertissero vedendo quello che accade al di sotto. In generale il tutto ha un effetto divertente e giocoso
  • i bellissimi angioletti con le ali di farfalla che sorreggono la targa dedicatoria
  • i numerosi animali. A corte cani e cavalli erano più apprezzati delle persone. Tenerissimo, accucciato sotto il trono il cane preferito del marchese, Rubino, simbolo di fedeltà
  • la nana (dama di compagnia della marchesa), l’unica che guarda verso di noi con l’aria spavalda e soddisfatta della popolana che ce l’ha fatta ad entrare a corte. La leggenda vuole che all’interno del Castello ci fosse un’ala dedicata ai nani con camere e passaggi stretti. In realtà non ci sono fonti storiche a confermarlo, ma si sa che a corte i nani erano ben accetti perché erano piccoli e si intrufolavano alla ricerca di informazioni. 
  • i Gonzaga avevano 10 figli (anche se nel ritratto di famiglia non appaiono tutti). Come si può osservare erano molto brutti, perché la zona di Mantova era malsana a causa dei terreni paludosi, e quindi si soffriva di malaria e rachitismo. Il Mantegna li ritrasse così com’erano senza troppi abbellimenti. Salta all’occhio la figura della marchesa con una fronte altissima coperta da una leggera veletta. Perché? All’epoca avere una fronte alta era segno di intelligenza e lei si fece rasare sopra i capelli per questo scopo.
  • Una chicca assolutamente da non perdere è l’autoritratto del Mantegna. Lui si ritrae tra i fiorami del finto pilastro accanto alla porta d'ingresso. Cercatelo e non è detto che lo troverete, si è nascosto molto molto bene!  

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